L’estrazione con solventi volatili: dal fiore all’assoluta, segreti di fabbricazione

L’estrazione con solventi volatili è uno dei procedimenti di estrazione utilizzati in profumeria. Consiste nel dissolvere il profumo della pianta in un solvente che verrà poi fatto evaporare. Questo metodo permette di ottenere prodotti molto nobili e ricchi.
Le materie prime sull’organo del profumiere
Ricordiamo che il profumiere ha a disposizione 1000 materie prime naturali e 3000 materie prime di sintesi. In base ai propri gusti, egli selezionerà circa 1000 materie prime, di sintesi o naturali, per il suo organo da profumi, il mobile che consente al professionista di organizzare e classificare i suoi flaconi di oli essenziali.
Nuove materie prime vengono scoperte e commercializzate ogni anno, mentre altre scompaiono a causa di una legislazione sempre più rigorosa. Le materie prime naturali provengono dai fiori, dalle foglie, dalle radici, dai semi, dai frutti, dagli alberi o dalle cortecce.
I diversi procedimenti di estrazione in profumeria
- Distillazione
- Estrazione con solventi volatili
- Spremitura
- Enfleurage
- Head space
- Estrazione con CO2 o sofact
Storia dell’estrazione: dall’enfleurage ai solventi
All’inizio del XVIII secolo, le materie prime fragili venivano trattate mediante enfleurage a freddo o a caldo, una tecnica molto sviluppata a Grasse. Oggi l’estrazione con solventi volatili ha sostituito la tecnica dell’enfleurage.
L’enfleurage a freddo
Veniva utilizzato per i fiori che non sopportavano di essere riscaldati, come il gelsomino, la giunchiglia o la tuberosa. Questo metodo consisteva nello stendere uno strato di grasso in cui i fiori venivano posati a mano per circa 24 ore. Il grasso ha la capacità di assorbire le fragranze dei fiori; l’operazione veniva rinnovata più volte.
I fiori venivano poi rimossi uno a uno a mano, e ciò fino a quando il grasso era saturo del loro profumo. Il grasso impregnato della fragranza veniva poi lavato con alcol nelle impastatrici e si separava dalle molecole odorose, permettendo di ottenere, dopo l’evaporazione, la preziosa assoluta.
L’enfleurage a caldo
Chiamato anche macerazione, questo procedimento consentiva di far macerare i fiori o altri vegetali in oli e grassi riscaldati a 40 o 50 gradi. Dopo 24 ore, il grasso veniva recuperato per sgocciolatura tramite grandi colini, poi filtrato attraverso panni di tessuto.
Il prodotto veniva poi lavato con alcol nelle impastatrici. Questo enfleurage a caldo era utilizzato per la rosa di maggio e il fiore d’arancio (cfr. Fiori). Il prodotto finale era chiamato assoluta delle pomate.
Questo metodo, che richiedeva una manodopera importante, era molto oneroso. Questa antica tecnica è stata quindi abbandonata e sostituita dall’estrazione con solventi volatili e dall’estrazione con CO2.
Che cos’è l’estrazione con solventi volatili?
L’estrazione con solventi volatili mira a dissolvere i componenti profumati della pianta in un solvente, che verrà poi fatto evaporare. Questa tecnica è praticata fin dal XVIII secolo, ma con prodotti che all’epoca erano inadatti perché infiammabili.
Questo metodo di estrazione, che diventa realmente operativo nel XIX secolo, consiste nell’immergere i fiori in una grande vasca chiamata estrattore. I fiori vengono disposti su piastre impilate a diversi livelli e perforate da una moltitudine di piccoli fori, il che consente di non schiacciare i vegetali.
L’estrattore viene poi chiuso e il contenuto immerso in un solvente (etanolo, esano, benzene o altro solvente naturalmente molto volatile), che trascina con sé le molecole delle piante. Saranno necessari tre lavaggi per catturare il maggior numero possibile di composti olfattivi.
La scelta del solvente
In base alla fragilità della materia prima, il solvente può essere utilizzato a freddo o a caldo.
- L’esano: Privilegiato per le materie prime fresche, come i fiori (fiore d’arancio, rosa, gelsomino, mimosa).
- L’etanolo: Utilizzato di preferenza per le materie prime secche, le gomme, i resinoidi o la cera d’api.
Una volta terminata l’operazione, i compartimenti in cui sono collocati i fiori e i vegetali vengono centrifugati, poi estratti dall’estrattore. Il solvente viene allora recuperato e riscaldato sotto vuoto; verrà inoltre riciclato alla fine del procedimento.
La concreta e l’assoluta: i prodotti nobili
L’evaporazione del solvente lascia apparire una sorta di liquido che, asciugandosi, si trasforma in cera. Questa pasta molto profumata si chiama concreta.
Al termine del procedimento, i fiori, ormai esauriti del loro profumo, vengono estratti dall’estrattore e utilizzati come fertilizzante. La concreta contenuta nelle vasche viene poi lavata e purificata con alcol. Questa cera sarà anche separata dai corpi odorosi e poi filtrata.
Ne risulterà un prodotto liquido chiamato assoluta. Così, il termine assoluta di rosa significherà obbligatoriamente che i fiori sono stati trattati con solventi volatili.
Le assolute sono presenti nelle note di cuore e nelle note di fondo, e sono quindi in generale più ricche, rotonde e avvolgenti delle essenze (cfr. Distillazione), che, presenti nelle note di testa, saranno più fresche e volatili.
Le assolute non riflettono l’identità esatta dei vegetali. Infatti, poiché la materia prima viene riscaldata, alcune molecole olfattive scompaiono. Questa tecnica di estrazione è più complessa e spesso più onerosa della distillazione.
Le materie prime trattate con solventi volatili
Il trattamento di estrazione con solventi volatili consente di trattare alcuni petali di fiori, foglie e radici (cfr. Legni). Ecco le principali materie prime trattate con questo procedimento:
- Il gelsomino
- La tuberosa
- La giunchiglia
- La rosa
- Il fiore d’arancio
- Il muschio d’albero
- La foglia di violetta
- La salvia
- La mimosa
- La ginestra
- La fava tonka
- La vaniglia
- I resinoidi (benzoino, opoponax, incenso) (cfr. Balsami e resine)
Conclusione
La tecnica di estrazione con solventi volatili ha permesso di ottenere prodotti preziosi, nobili e ricchi. Oggi esiste un’altra tecnica di estrazione, l’estrazione con CO2 supercritico, o sofact, che consente di ottenere prodotti ancora più puri.
Infatti, il solvente utilizzato, che in questo caso è l’anidride carbonica, è inodore. Inoltre, la materia prima viene riscaldata meno, e quindi rispettata ancora di più. La fragranza ottenuta è dunque molto più vicina a quella della materia prima fresca; tuttavia il costo di questo metodo è molto elevato.