Shalimar di Guerlain: Storia di una leggenda profumata

Iconico flacone di Shalimar con il suo tappo blu a ventaglio, in scena con baccelli di vaniglia e un'evocazione del Taj Mahal.

Faccio quello che voglio e voglio Shalimar!
Sì, ho messo le calze nere.
Sì, passo attraverso i pugnali.
Non cercate, un uomo mi segue, appena si fa tardi.
Amo gli uomini un po’ ussari, un po’ giaguari.
Arie da zar, qualche miliardo.
Un uomo mi segue.
È per me o per Shalimar?

1925, l’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative si tiene nella sala del Grand Palais a Parigi e sceglie di mettere in primo piano la profumeria. Ogni sera, la fontana di Lalique risplende con le sue pagliuzze di cristallo.

Questo nuovo stile, talvolta «appariscente», mette in risalto le materie prime più preziose: avorio, cristallo, ebano di Macassar, galuchat, madreperla. Il mobilio classico non è più di moda, si parla di arte decorativa. Da tutta l’Europa, gli ultimi sovrani e ricchi industriali affluiscono per ammirare Parigi, la città degli splendori e del lusso.

La maison Guerlain sceglie di presentare per la prima volta «la nuovissima creazione»: Shalimar, flacone creato da Raymond Guerlain in collaborazione con Baccarat (che riceve peraltro il primo premio). La fragranza è creata da Jacques Guerlain.

1925, come diceva Hemingway «Parigi è una festa», le donne sono sempre più belle, eleganti e sorridenti. Aleggia per Parigi un’aria di libertà e di follia, è l’epoca del proibizionismo, periodo torbido e conturbante, epoca del jazz hot e del charleston. È anche la nascita di un mito: Shalimar incarnerà perfettamente la donna in tutta la sua femminilità e nella sua libertà.

Il Flacone: Una rivoluzione tecnica

Le linee curve del suo flacone, disegnato da Raymond Guerlain, richiamano le vasche dei giardini di Shalimar, mentre il suo tappo blu, a forma di ventaglio, evoca i fasti di un Oriente prezioso e raffinato. Il tappo blu, color zaffiro, è una vera rivoluzione nel mondo della profumeria; Shalimar è il primo flacone con tappo colorato.

L’aneddoto del mercurio: Inizialmente, per ottenere questo tappo blu, esso veniva forato affinché il mercurio (molto pericoloso) potesse penetrare nel vetro. In breve tempo, le cristallerie Baccarat trovano un sistema, tuttora segreto, per ottenere un tappo blu senza la necessità di forarlo.

Altra prodezza tecnica, è il primo flacone con piedistallo nella storia della profumeria. L’etichetta è stata ispirata da quei disegni incisi che ho potuto osservare sulle pareti bianche immacolate del Taj Mahal. Peraltro, la forma dell’etichetta ha ispirato la forma del flacone dell’eau de toilette e dell’eau de parfum.

L’ispirazione: Il tempio dell’amore

Il suo nome è quello dell’incantevole e meraviglioso giardino indiano: i giardini di Shalimar nel nord dell’India, in Pakistan, a Lahore (il nome Shalimar significa «tempio dell’amore» in sanscrito). È anche in questo giardino favoloso che sbocceranno gli amori della principessa Mumtaz Mahal (che significa luce del palazzo) e dello Shah Jahan.

Quando quest’ultima si spegne, alla nascita del suo bambino, lo Shah Jahan, «inconsolabile», le fa costruire un mausoleo in marmo bianco cesellato come un merletto: autentico splendore che ho avuto la fortuna di visitare.

La Fragranza: Il primo orientale

Nel 1921, Justin du Pont, collaboratore della Maison, presenta a Jacques Guerlain un campione di vaniglia sintetica: l’etilvanillina (10 volte più potente della vanillina), che egli associa alla tintura di vaniglia (alcool nel quale i baccelli di vaniglia macerano il più a lungo possibile, per un minimo di 3 settimane).

Questi lavora seguendo lo schema di Jicky: si chiude nel suo laboratorio, prova tutte le combinazioni possibili, toglie le note aromatiche, ne rimette un po’, sostituisce con il 30% di note esperidate, spinge le note orientali. Dopo numerosi tentativi, Jacques esce dal suo laboratorio e dice: «Credo di aver trovato l’equilibrio!». Il suo genio si è espresso ancora una volta: Shalimar è nato!

È il profumo mitico della famiglia degli orientali, i suoi effluvi ammalianti ne fanno un profumo «transgenerazionale» che seduce anche le giovanissime. Un’overdose di note agrumate (e soprattutto di bergamotto), si fonde rapidamente in note avvolgenti (rosa, gelsomino, iris, note legnose, fava tonka, note balsamiche).

Una delizia voluttuosa costruita attorno alla vaniglia. Nel fondo profondo, ha notato la sua nota cuoio molto sexy?

L’evoluzione della gamma

Gli anni passano e Shalimar si evolve con il suo tempo. Al momento della sua uscita nel 1925, viene proposto in eau de toilette, complemento indispensabile all’estratto di profumo. Nel 1937, la moda è quella delle eaux de Cologne. Guerlain propone quindi l’eau de Cologne Shalimar, in un magnifico flacone detto «orologio».

Nel 1986, la società Pochet & Du Courval produce un flacone per il Parfum de Toilette (oggi chiamato eau de parfum). Guerlain è stata una delle prime maison a proporre prodotti complementari come la lacca per capelli Shalimar, la Gomina Shalimar, lo Stilboïde Shalimar e naturalmente una crema per il corpo, un latte, del talco, dei sali da bagno.

Il Mito: Dalla Francia all’America

Profumo della tentazione, del desiderio, profumo che fa venire voglia di avvicinarsi, Shalimar conosce dapprima un grande successo negli Stati Uniti. Sul transatlantico Normandie, le passeggere americane si entusiasmarono per questo profumo indossato da Madame Guerlain, la moglie di Raymond Guerlain.

Gli uomini notano solo lei, la sua bellezza e il suo profumo che fa girare la testa, le donne saranno scioccate e gelose, uno scandalo!

Cablogramma da New York: non si parla che di Shalimar. Alcuni americani pensano addirittura che si tratti di una nuova società di profumi! Più che un successo, un’ondata travolgente. Tutta New York non vuole altro che Shalimar di Shalimar. Una leggenda era nata e questo profumo contribuirà enormemente al successo della maison nel periodo tra le due guerre negli Stati Uniti.

Shalimar ispirerà persino una canzone di moda in quegli anni: «In una piccola via di Singapore, fluttua nell’aria un delizioso profumo di Shalimar».

Un’alchimia di pelle

Conoscere Shalimar è cosa impossibile, non si lascia definire così facilmente. Ammalia chi lo indossa donandole la sensazione di essere unica. Niente false apparenze, si è Shalimar o non lo si è! Rifiuta la tiepidezza, il compromesso non gli si addice, l’alchimia si compie oppure no.

Su ogni pelle, si esprimerà in modo diverso, al punto che, su alcune persone, talvolta faccio fatica a riconoscerlo immediatamente!

Da 25 anni, ne ho sentite di donne che portavano meravigliosamente Shalimar. Alcune erano bionde, altre brune, o rosse. L’ho persino sentito su degli uomini con stupore, ma con rapimento. Questo profumo è davvero un enorme successo, soprattutto in Francia e negli USA: insuperabile.

L’Eau de Shalimar, essenziale, una golosità acidula, senza le note cuoio, animali e misteriose, «funziona bene sulla mia pelle». Purtroppo, Shalimar non mi ama! Peccato.

Pubblicità ed Eredità

I numerosi visual del profumo «alla francese» sono talvolta dei veri capolavori. Elise Darcy, una grande illustratrice, esplora le diverse sfaccettature del profumo, tanto per i suoi lati femminili quanto per la sua ispirazione proveniente dall’Oriente. Nell’immaginario americano, le campagne pubblicitarie lasceranno l’idea di un profumo chic.

Ricordiamo che i GI’s, quando parteciparono alla liberazione della Francia nel 1945, fecero la coda da Guerlain per riportare lo spirito della Francia nei loro bagagli: qualche essenza di Shalimar.

La storia in cifre

  • 19 anni di felicità tra Mumtaz Mahal e Shah Jahan
  • 14 figli nati dalla loro unione
  • 1593/1631: data di nascita e morte di Mumtaz Mahal
  • 410 fontane nei giardini di Shalimar
  • 5 cascate
  • 22 anni di costruzione per il Taj Mahal
  • 20000 operai per costruire il Taj Mahal
  • 400 kg d’oro furono utilizzati per la costruzione del Taj Mahal. Pietre preziose, incastonate nel marmo, furono purtroppo in seguito saccheggiate dagli inglesi
  • 2 anni durante i quali lo Shah Jahan si astenne da ogni divertimento e da cerimonie ufficiali per piangere la sua amata
  • 7 anni di prigionia dello Shah Jahan, da parte di suo figlio Aurangzeb, perché stava impazzendo d’amore o impazzendo, semplicemente
  • 1 altro mausoleo che lo Shah Jahan voleva farsi costruire identico, in marmo nero, ma senza successo poiché rinchiuso nel forte di Agra, proprio di fronte, da dove poteva vedere riposare la sua amata

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